
Me lo perdonate un attimo di folle relax? Avrei voglia di cazzeggiare un po’, butto via i pensieri…adesso lancio il cellulare giù dalla finestra…guarda che bello, si vede San Luca da qui! Sì, lo so che è sempre stato lì, però tengo sempre le persianine giù per il sole, non ci faccio mai caso.
Bologna, la mia città, i miei genitori, mio fratello, i miei migliori amici…sono tutti ancora qui, vivono qui. Gli amici...siamo tutti talmente impegnati che facciamo fatica anche a sentirci per telefono, ma le rare volte che ci vediamo, rimettiamo indietro l’orologio. Uno fa il professore universitario, psicologia e pedagogia, l’altro fa il neuro radiologo, l’altro ancora si è rotto di fare il medico, adesso canta…ma se siamo insieme parliamo delle stesse cose che ci dicevamo qualche anno fa, nessuno di noi è cambiato, fondamentalmente. Lontani ciascuno di noi si rapporta con la propria realtà, insieme abbiamo una realtà tutta nostra.
E Bologna ci ha fatto da teatro, da palcoscenico, da casa…tutto. Amo questa città, amo i bolognesi, amo il dialetto bolognese. C’è una espressione che noi bolognesi diciamo spesso: socc’mel (si pronuncia ci non ch). Che vuol dire tutto, la infili dappertutto…ma siccome Andrea Mingardi c’ha fatto una canzone, ascoltatevela: e se avete bisogno di traduzione, nel mio piccolo vi aiuterò.
Scusate, ma non ho resistito e….“cosa? ci siamo dimenticati un’altra volta di ordinare il caffè? E te socc’mel…”
(spero che ad Andrea Mingardi, compagno di tifo allo stadio, faccia piacere se ho usato la sua canzone)
