20 giugno, 2006
Un click
Era uno di quei giorni in cui avrebbe voluto che il cielo precipitasse pesantemente svelando l’infinito al di sopra di sé…e il nulla sotto.
“Domandami perché…domandamelo! Sto da cazzo…” Ma tanto chi poteva capire “…Ma come, tu ridi sempre, cerchi sempre di giustificare tutti, sei sempre sorridente…ma nooo, tu non stai male, fai finta, cosa vuoi avere tu?”
Già, perché mai avrebbe dovuto star male? Per cosa, poi? La salute? Tutto perfetto, un po’ di tosse…“e smetti di fumare no? E’ tanto che lo dici e poi sei ancora lì…”
Girò la chiave della porta d’ingresso dell’ufficio, staccò l’allarme, richiuse la porta e…si sedette per terra!
“Non è niente, mi passa, mi deve passare: e chi regge così una giornata intera?”
“Come sei carino, sei sempre così dolce, che bella persona che sei…”
“Sa, Lei è il primo che si dà da fare per risolvere il mio problema. Lo so, con me guadagna poco, forse, anzi niente, ma a qualcuno dovevo rivolgermi: grazie, Lei è davvero gentile…”
“Come sei comprensivo, davvero non si trovano più persone così…”
“Bastaaaaa!
” L’urlo era solo pensato, ma gli occhi erano rossi, di pianto forse, di rabbia di sicuro. Non c’era una ragione particolare, un motivo specifico e questo faceva ancora peggio: e la cosa orrenda era rendersi conto che quando aveva bisogno di qualcuno, chi con garbo, chi proprio con ostentato menefreghismo, chi con uno sguardo di compassione incredula…spariti, non c’era nessuno…“dai che adesso vai in ferie e ti rilassi, vedrai, torni che sei un altro…”
“Già, perché una settimana di ferie e passa tutto…se ci arrivo alle ferie, se ne ho ancora voglia di andarci…
”
Pian piano passò la giornata, arrivò il pomeriggio, i rompicoglioni costruiti e vestiti di presunzione e arroganza se ne andarono…“vado a casa, non ne posso più, non ho fatto che far stronzate tutto il giorno…però mi sembrava di star meglio mentre le facevo, almeno pensavo ad altro, ad altri…” A casa non c’era nessuno, mangiò in fretta qualcosa da solo e si mise al computer…“forse se continuo con le mie stronzate mi sento meno solo…” Il guaio è che il malessere era latente, bastava un clic del mouse sbagliato per esplodere: le cose in realtà meno importanti diventano le più imprescindibili, sono le più importanti.
“Quelli che contano ti hanno salutato, anzi nemmeno quello…dai, bevi un caffè che ti tira su. Hai dormito poco, eh?…ma non mangi neanche oggi…ma sei già bello così, non vedi che ti fanno tutte la corte? Cosa fai la dieta a fare…”
Internet, the Net, forse lì pensava di trovare il suo qualcosa…“Sì, il sogno de…”
E poi il buio…con un tiro di quel filo scaricò il cielo sul mondo, sull’unico mondo che sembrava contare per lui in quell’istante, con un click smorzò l’ultima stronzata…
 
L'ha postato Marco alle 12:28 AM | Link |


2 Comments:


At 7:47 PM, Blogger tobiko

che c'hai la luna?? :-p :-P
a parte il cattivo umore è proprio un bel racconto
ma l'hai scritto tu?

**baci incuriositi**

 

At 8:06 PM, Blogger Marco

Yle, sì, l'ho scritto io in cinque minuti ieri notte...ma io sto bene, sai. Come ho detto a qualcuno oggi, sul blog fissi dei momenti che...restano dei momenti, ma passano, per fortuna. Grazie, son contento che ti sia piaciuto.
Ti voglio bene, Yle...

** bacio esplicativo **